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Discussione: Aero Linee Siciliane

  1. #1

    Predefinito Aero Linee Siciliane

    Caro-voli, sulle tariffe low cost per i siciliani c'è già un dossier alla Regione

    Il sogno, qualche tempo fa avanzato dal governatore Musumeci, potrebbe diventare realtà con il progetto di "Aerolinee Siciliane", un'azienda "sociale" pubblico-privato per rompere l'oligopolio sulle remunerative tratte

    Catania - Quando Nello Musumeci, appena insediatosi a Palazzo d’Orléans, parlò di una «compagnia low cost siciliana», qualcuno, fra i suoi nemici a priori, commentò con ilarità: «È una crocettata». Riferendosi alla proposta, lanciata ma mai seriamente, dal suo predecessore che voleva «mettere le ali all’Ast». Un anno dopo, quel sogno confessato dal governatore in un’intervista a*La Sicilia*assume sembianze molto meno oniriche.

    C’è un progetto. Chi, a Palermo, ha avuto modo di sbirciarlo, parla di «un’idea talmente comunista che soltanto un ex missino potrà realizzarla davvero». E c’è anche un nome: “Aerolinee Siciliane”, lo stesso del tentativo, poi non riuscito, di resuscitare Wind Jet dopo il crac. Ma questa, più di sei anni dopo, è un’altra storia. Con la suggestione di tratte sociali che trasportino passeggeri ed emozioni, un valore immateriale che va oltre ogni vincolo di mercato. Ma c’è anche una bozza di un piano di sostenibilità finanziaria, assieme a una precisa strategia che vedrebbe la Regione come*playerdel progetto di un vettore di bandiera. Con soci privati pronti a investire nel ricchissimo mercato interno siciliano, che da solo oggi foraggia i bilanci di compagnie nazionali e low cost.

    Il dossier è sul tavolo di Musumeci da qualche tempo. Dopo un percorso tortuoso, che rischiava di farlo finire da tutt’altra parte alimentando appetiti affaristico-politici. Ma tant’è. Adesso il governatore sta valutando se fare proprio il progetto, magari con qualche integrazione. Lo schema di partenza è chiaro: una compagnia aerea siciliana con la*mission*sociale di rompere l’oligopolio sulle remunerative tratte (soprattutto Catania e Palermo), con tariffe speciali per tutti i passeggeri siciliani e specialissime per studenti, over 65, pazienti che necessitano di cure, famiglie in stato di povertà.
    Ma è un’idea che può reggersi sulle proprie gambe? La prospettiva di partenza è una società mista pubblico-privato. All’inizio sarebbe la Regione, socio di maggioranza relativa, a garantire i capitali per avviare l’impresa. E lo strumento esiste già: Ast Aeroservizi, società partecipata dell’Azienda siciliana trasporti, che gestisce già lo scalo di Lampedusa. Non è un caso che, lo scorso novembre, l’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, in un’audizione in commissione Trasporti all’Ars, abbia ammesso l’ipotesi di scorporare la società aeroportuale dalla “casa madre” Ast. Un passaggio che potrebbe già materializzarsi nel collegato alla finanziaria regionale in discussione fra poco. Una strategia - non indispensabile, ma di certo utile - per “blindare” Ast Aeroservizi anche da future scelte di liquidazione di Ast, ma soprattutto per mettere la partecipata aeroportuale sotto il diretto controllo della Presidenza.
    Ma questo è solo il mezzo. Il fine, in piena sintonia con la filosofia aziendale di “Aerolinee Siciliane”, sarà infatti quello di tenere distante il socio pubblico da qualsiasi interferenza sulla gestione operativa. Il management, nell’impostazione originaria del progetto, sarebbe fuori dalle dinamiche del “nominificio” e oltre tutto pagato con*stock option*sulla società. Un meccanismo che permetterebbe inoltre di impedire ai partner privati di “socializzare” le perdite chiedendo soldi a Mamma Regione. Anche perché il piano finanziario prevederebbe, in prospettiva di medio termine, l’ingresso di un azionariato popolare diffuso. Insomma: i siciliani soci, anche con piccoli investimenti, della compagnia di bandiera siciliana. Con un’ipotesi ancor più suggestiva, forse perché utopica: la redistribuzione degli utili agli azionisti, ma - in seconda battuta - anche ai cittadini non soci, attraverso l’ulteriore abbattimento delle tariffe col solo vincolo della sostenibilità di mercato. La Regione, pur scendendo sotto la maggioranza azionaria, manterrebbe una*golden share*con funzione di controllo e garanzia delle finalità “solidali” dell’azienda. Il tutto, magari, con l’apporto di un’imprenditoria (possibilmente siciliana) che guardi sì al profitto, ma anche alla responsabilità sociale di chi vuole far uscire l’Isola dall’isolitudine. E con la garanzia di un modello di efficienza ed efficacia manageriali.
    Se fosse davvero questa la strada che il governo regionale vuole intraprendere c’è già anche un embrione di piano operativo e finanziario da sviluppare per la*public company. Basi principali a Palermo e Catania, altre a Trapani e Comiso, che diventerebbe anche la sede di un mega-hangar di ricovero e manutenzione dei velivoli. L’investimento iniziale è stimato in meno di 30 milioni, per un fatturato complessivo - a regime - di circa 170 milioni per oltre una sessantina di voli al giorno e un totale di 4 milioni di passeggeri l’anno. Con un impatto occupazionale di 600 posti di lavoro diretti e 800 nell’indotto a breve scadenza; molti di più se le cose, in prospettiva, dovessero andare bene.
    Volere volare. Un sogno? Forse. Ma ci sono modelli già sperimentati - nella vicina Malta per il boom di tratte, ma anche in Corsica sulla sostenibilità finanziaria di una compagnia regionale - che rafforzano l’idea. Se vola la Sicilia, la Sicilia vola. Sarà davvero così?
    Twitter: @MarioBarresi

    https://www.lasicilia.it/news/cronac...a-regione.html
    Ultima modifica di Superhornet18; 11th January 2019 a 01: 33

  2. #2

    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Una compagnia di bandiera siciliana? «L'Ast è orgogliosa di mettere le ali»


    Prende sempre più corpo l'idea di un vettore della Sicilia. L'amministratore di Ast Aeroservizi, Gaetano Tafuri: «Pronti a collabrorare al progetto sul tavolo di Musumeci»

    CATANIA*- Il progetto c’è. «E noi siamo orgogliosi di esserci, per mettere le ali alla Sicilia». Adesso il punto è chi dovrà occuparsene. L’indiscrezione su*un dossier per avviare una compagnia aerea “di bandiera” nell’Isola,*da qualche tempo sul tavolo del governatore Nello Musumeci, è confermata da Gaetano Tafuri, presidente di Ast. Ed è proprio l’azienda partecipata della Regione, attraverso la controllata Ast Aeroservizi, al centro dell’attenzione come potenziale protagonista della public company che nascerebbe con lo scopo principale di garantire tariffe basse per i passeggeri siciliani.

    Il governatore, sin dal suo insediamento, aveva confessato il sogno di «una compagnia aerea regionale».*E adesso c’è un preciso piano allo studio. Nome in codice: “Aerolinee Siciliane”. Che, curiosamente, è lo stesso con cui, dopo il crac dell’estate 2012, si provò (invano) a tenere in vita Wind Jet di Nino Pulvirenti, ultimo battito d’ali siciliane, con l’epico precedente dell’Air Sicilia di Luigi Crispino, “antenata” di tutte le low cost. Ma il progetto, a quanto risulta a La Sicilia, stavolta parte dagli errori del passato per un futuro ambizioso.

    L’idea di partenza è una società mista a maggioranza pubblica*(l’ipotesi di capitale iniziale si aggira sui 30 milioni), con Ast Aeroservizi in campo per conto della Regione in una partnership con i privati. A regime, però, è previsto anche un peso specifico dell’azionariato diffuso, anche con micropacchetti di azioni a viaggiatori-soci. Il tutto con uno scopo “sociale”: tariffe scontate per tutti i residenti in Sicilia, ma ancor di più, oltre che per i piccoli azionisti, anche per studenti, under 65 e indigenti.
    In prospettiva la Regione potrebbe cedere la maggioranza agli azionisti,*mantenendo la golden share con funzione di controllo e garanzia delle finalità “solidali” dell’azienda. La sostenibilità economica, secondo un primo assaggio del piano finanziario, sarebbe garantita dalla conquista del mercato interno, con lo scopo di conquistare oltre 3 dei 20 milioni di passeggeri dei quattro principali scali siciliani per un fatturato a regime di circa 170 milioni. C’è anche una mappa delle basi aeree, con un hangar di manutenzione a Comiso, per un totale di circa 60 voli al giorno. E la prima stima occupazionale: 600 posti di lavoro diretti e 800 nell’indotto a breve-media scadenza.

    Fra il dire e il fare, fra l’utopia e la realtà, però ci sono molte variabili in mezzo.*Non soltanto legate allo*scontato muro delle lobby del cielo(Alitalia, ma anche le cosiddette low cost con notevoli quote di mercato in Sicilia) e alla difficoltà di trovare “slot” utili sulle tratte più remunerative, e dunque ambite, come Catania e Palermo. Ma fra gli ostacoli non c’è sicuramente da contemplare alcun bastone fra le ruote (o meglio: fra le ali) da parte della società che, per ragione sociale, potrebbe sin da subito occuparsi dell’avvio della compagnia aerea. Tafuri, che dallo scorso agosto aggiunge alla carica di presidente di Ast quella di amministratore unico di Ast Aeroservizi, garantisce «la massima attenzione e collaborazione al progetto allo studio della Presidenza». Rivendicando, in condominio con Musumeci che «ha avuto il merito di averlo intuito subito», il salvataggio e il rilancio proprio della controllata nata come società di handling aeoportuale.
    «In estate era sull’orlo del crac. L’ultimo bilancio approvato risaliva al 2015,*con perdite di 250-300mila euro l’anno. Il presidente del collegio dei revisori voleva portare i libri in tribunale». Per Tafuri era dunque «bere o affogare». Sul tavolo ha trovato da un lato «il progetto di messa in vendita proposto dal governo Crocetta, con una valutazione di 500mila euro che ho reputato molto al ribasso» e dall’altro «un procedimento di assegnazione dell’aeroporto di Lampedusa mai formalizzato». Tafuri racconta di aver agito su entrambi i dossier: «In venti giorni, col ferragosto in mezzo, abbiamo approvato i bilanci 2016 e 2017 e ricapitalizzato Aeroservizi con un milione dal fondo di accantonamento per le perdite delle partecipate». E poi è arrivata la gestione ventennale del piccolo (ma fruttuoso, soprattutto d’estate) scalo lampedusano. «Ci siamo assunti una grande responsabilità - ammette - ma ci abbiamo visto bene. E siamo pronti a nuove sfide».

    La “sorellina alata” dell’azienda regionale degli autobus*«è una realtà su cui si può lavorare e investire». A partire dalla startup di “Aerolinee Siciliane”. Con un’avvertenza («senza alcuna polemica, ma con spirito costruttivo») che Tafuri sottolinea sull’ipotesi di scorporo di Aeroservizi dalla casa madre con la prospettiva di un controllo diretto di Palazzo d’Orléans: «Ast ha investito, ce l’ha in pancia. Lo scorporo non è la soluzione migliore, ma, se proprio si deve, va fatta con i giusti criteri». Insomma, per l’avvocato catanese, da sempre vicinissimo a Raffaele Lombardo, «non è pensabile che si arrivi a un’espropriazione».
    Messaggio chiarissimo, a cui si aggiunge la rassicurazione di «un approccio sicuramente partecipativo»*al progetto della compagnia regionale, sul quale «se il governo me ne desse l’onore, sarei anche propositivo nella ricerca di strategie e partner». Tafuri si dice «certo che il presidente Musumeci saprà individuare la migliore strada», nella convinzione che «le modalità sono molteplici» e che «bisogna evitare gli errori delle precedenti esperienze siciliane poi finite male». Magari «cambiando l’abito» del socio privato, considerando «più l’ipotesi di un vettore con un suo know-how che quella di un gestore semplice», con una «gestione manageriale che abbia la forza di una società pubblica».
    Twitter: @MarioBarresi

    https://www.lasicilia.it/news/cronac...re-le-ali.html
    Ultima modifica di Superhornet18; 7th January 2019 a 22: 25

  3. #3

    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Quando leggo cose del genere, e sono tutto tranne che leghista, mi viene un'improvvisa, incomparabile, immensa voglia di federalismo fiscale. Mi sta bene - oddio, fino ad un certo punto - pagare le tavanate della Mercedes, del Cota, del Sergiulìn, del Grissino, persino di quella fenomena dell'Appendino, perché dopotutto, almeno fino all'iscrizione all'AIRE, me li son votati io. Ma sentir parlare di 'aviolinee sicule', in una regione con buchi nel bilancio grossi come quelli di Enron, mi riesce difficile da digerire. Proverò con una pinta di Effervescente Brioschi.
    Are we there yet? Stories from the road.

  4. #4
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    sarà una succursale per portare quelle famose arance in cina

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    Ma sentir parlare di 'aviolinee sicule', in una regione con buchi nel bilancio grossi come quelli di Enron, mi riesce difficile da digerire.
    quanta verità

  5. #5
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Il nuovo che avanza.

  6. #6
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

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    Il nuovo che avanza.
    Basta metterlo in frigo.

  7. #7
    Moderatore L'avatar di Dancrane
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    “Con soci privati pronti a investire nel ricchissimo mercato interno siciliano , che da solo oggi foraggia i bilanci di compagnie nazionali e low cost.”

    Ricapitolando, il ricchissimo mercato interno siculo è quello che muore se lo Stato non caccia il grano. Ma è ricchissimo. Talmente ricco che 150 euro di biglietto aereo sono un latrocinio legalizzato.
    Qualcosa mi sfugge.

  8. #8
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

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    Qualcosa mi sfugge.
    Purtroppo no.

  9. #9

    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    La Sicilia vuole una sua compagnia aerea

    È un vecchio sogno, accarezzato da politici e imprenditori. Il progetto del presidente della regione, nello Musumeci, è talmente utopistico da poter funzionare

    Il dossier è sul tavolo del Presidente dell’Ars Nello Musumeci ormai da diverso tempo e non si tratterebbe affatto di un’utopia, un progetto buttato lì per accaparrare consensi, per riscaldarsi bruciando promesse.
    In realtà, timidamente, in campagna elettorale Musumeci aveva già accennato a*una sua intenzione di mettere in piedi una compagnia aerea regionale che venisse incontro al disagio di chi non può permettersi biglietti costosi per raggiungere velocemente mete lontane, trasformando così ogni spostamento in un salasso economico o una vera e propria epopea.

    Dai proclami ai progetti

    Gli avversari politici l’avevano ribattezzata come una “crocettata”, riferendosi a*un altro progetto, portato avanti dall’ex presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, che aveva espresso più volte l’intenzione di voler “mettere le ali all’Ast”, l’Azienda Sicilia Trasporti, ma senza andare mai oltre i proclami.

    Ora invece pare che qualcosa*si stia muovendo, così dopo*le esperienze*di Luigi Crispino che a metà degli anni ’90 con la sua Air Sicilia (1994-2001)*sfidò i colossi del cielo e quelle*più infelici*di Wind Jet (2003-2012) dell’imprenditore, nonché ex presidente del Catania Calcio, Nino Pulvirenti, e Med Airlines*(1997-2001) dell'imprenditore conserviero*Francesco Castiglione uno spiraglio, nel cielo, si apre.

    Mettere le ali alla Sicilia

    L’idea è quella di una compagnia che troverebbe nella Regione il socio di maggioranza relativa, garante dei capitali per avviare l’azienda tramite l’AST Aeroservizi, società che già gestisce lo scalo di Lampedusa e che si è espressa oggi tramite il suo Presidente Gaetano Tafuri che ha dichiarato a*La Sicilia: “Siamo orgogliosi di esserci per mettere le ali alla Sicilia”.

    Una compagnia che dovrebbe garantire tariffe speciali per i residenti siciliani, in particolare per studenti, over 65, pazienti che necessitano di cure e famiglie in stato di povertà. Come scrive il quotidiano online siciliano*LetteraEmme“L’investimento iniziale sarebbe stimato in meno di 30 milioni, per un fatturato complessivo di circa 170 milioni, con una sessantina di voli al giorno e un totale di 4 milioni di passeggeri l’anno, un impatto occupazionale di 600 posti di lavoro diretti e 800 nell’indotto a breve scadenza. Le basi principali sarebbero a Palermo e Catania, altre a Trapani e Comiso, che diventerebbe anche la sede di un mega-hangar di ricovero e manutenzione dei velivoli”.

    Chi ci mette i soldi?

    Un avviamento insomma, quello che fornirà la Regione in attesa di raccogliere investitori privati pronti a scommettere su un mercato decisamente florido. Una fonte de’*La Sicilia, che a quanto pare ha avuto modo di sbirciare le carte, ha commentato con una battuta dicendo che è “un’idea talmente comunista che soltanto un ex missino potrà realizzarla davvero”.

    Il nome dovrebbe essere “Aerolinee Siciliane”, stesso nome, ma dovrebbe essere un caso, scelto ai tempi per tentare (invano) di far riemergere dalle ceneri la Wind Jet. Ma non è tutto:*i piani per la compagnia sarebbero non solo innovativi ma quasi utopici, così come scrive sempre*La Sicilia: “Il management, nell’impostazione originaria del progetto, sarebbe fuori dalle dinamiche del “nominificio” e oltre tutto pagato con stock option sulla società. Un meccanismo che permetterebbe inoltre di impedire ai partner privati di “socializzare” le perdite chiedendo soldi a Mamma Regione.

    Anche perché il piano finanziario prevederebbe, in prospettiva di medio termine, l’ingresso di un azionariato popolare diffuso. Insomma: i siciliani soci, anche con piccoli investimenti, della compagnia di bandiera siciliana. Con un’ipotesi ancor più suggestiva, forse perché utopica: la redistribuzione degli utili agli azionisti, ma - in seconda battuta - anche ai cittadini non soci, attraverso l’ulteriore abbattimento delle tariffe col solo vincolo della sostenibilità di mercato. La Regione, pur scendendo sotto la maggioranza azionaria, manterrebbe una golden share con funzione di controllo e garanzia delle finalità “solidali” dell’azienda. Il tutto, magari, con l’apporto di un’imprenditoria (possibilmente siciliana) che guardi sì al profitto, ma anche alla responsabilità sociale di chi vuole far uscire l’Isola dall’isolitudine”.

    Insomma un piano che creerebbe posti di lavoro, movimento economico in entrata e uscita dall’isola, garantendo un servizio sempre più fondamentale a chi oggi non se lo può permettere e, chissà, anche una fonte di guadagno. Un sogno? Può darsi, ma sia a Malta che in Corsica qualcosa di simile è già diventata realtà.

    https://www.agi.it/economia/voli_sic...ws/2019-01-08/

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  10. #10
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Quote Originariamente inviato da Superhornet18 Visualizza il messaggio
    ...
    Chi ci mette i soldi?
    ...
    Con un’ipotesi ancor più suggestiva, forse perché utopica: la redistribuzione degli utili agli azionisti, ...
    Insomma un piano che creerebbe posti di lavoro, movimento economico in entrata e uscita dall’isola, garantendo un servizio sempre più fondamentale a chi oggi non se lo può permettere e, chissà, anche una fonte di guadagno.
    ...
    Solo io mi sto scompisciando dal ridere a leggere tutto questo?


  11. #11
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Il "chissà​" e' qualcosa di sublime.

  12. #12
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Aspetto con ansia aledeniz reiscriversi sotto nuovo nick per contribuire al thread.

  13. #13
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Ricordiamo i gloriosi successi del passato...



    Aerei, il sogno di una compagnia siciliana e i precedenti di Air Sicilia e Wind Jet

    www.lasicilia.it

    Dalla sfida ad Alitalia del visionario Luigi Crispino alle ascesa (e caduta) di Nino Pulvirenti che diventò leader low cost

    CATANIA - Alla luce del progetto della Regione di mettere in piedi (o meglio nei cieli) una compagnia di bandiera siciliana Sono sostanzialmente due i precedenti importanti di compagnie aeree siciliane che in effetti nei periodi della loro attività hanno contribuito a calmierare i prezzi delle tarriffe aeree da e per la Sicilia, oggi spesso proibitivi. Si tratta di Air Sicilia e di Wind Jet. Vediamo di ripercorrere la loro storia.

    L’epopea di crispino, il visionario calatino che sfidò Alitalia
    Air Sicilia fu fondata nel 1994 da Luigi Crispino e Antonio Carotta. Venne costituita soprattutto dall'imprenditore calatino, come sfida al monopolio dell'Alitalia e per creare una compagnia regionale che desse impulso al trasporto aereo in Sicilia. Aveva due hub negli aeroporti di Catania e Palermo e altre destinazioni per Milano Linate, Roma Fiumicino, Firenze, Pantelleria e Lampedusa. Iniziò i voli con un ATR 42 revisionato e acquistato in leasing finanziario dal consorzio ATR (marche I-ATRM denominato Mister Volare) esercendo le rotte Palermo-Roma Ciampino, Palermo-Lampedusa e Palermo-Pantelleria con voli giornalieri e la rotta Palermo-Bergamo con voli trisettimanali. Nell'agosto del 1995 conquistò il record di volo mensile per gli aerei a turboelica volando nel mese per 398 ore ed impiegando ben sei equipaggi. Nel gennaio 1996 fu immesso in flotta il secondo ATR 42, sempre fornito direttamente dal consorzio ATR (nome: Peter Pan). Nel giugno del 1996 fu immesso in flotta il primo jet Fokker F28 denominato Mary Poppins per acquisire poi i jet Boeing con i quali collegò la Sicilia a Milano e Roma. L'operatività della compagnia fu costellata da problemi finanziari ma andò avanti per circa sette anni, durante i quali la compagnia subì due stop ai collegamenti da parte dell'Enac. Quando dovette interrompere definitivamente l'attività per fallimento Crispino venne indagato per bancarotta fraudolenta, ma dopo circa nove anni è stato assolto perché il fatto non sussiste. Air Sicilia cessò i voli il 22 febbraio 2002 e fu dichiarato il fallimento nel gennaio 2003. Successivamente Crispino entrò nell'azionariato di Wind Jet.

    L’ascesa e il declino di Pulvirenti, leader low cost italiano
    La Wind Jet fu la prosecuzione del sogno di una “low cost” siciliana. Nata nel 2003 a Catania per volontà di Nino Pulvirenti, imprenditore di Belpasso, leader della grande distribuzione alimentare e per alcuni anni presidente del Catania Calcio. Ha operato con una flotta di 13 Airbus su rotte nazionali e internazionali soprattutto verso il nord ed est Europa. La sede legale era a Catania, e le basi operative erano situate presso gli aeroporti di Catania, Palermo e dal 2011 di Rimini-Miramare. Wind Jet è stata la prima compagnia low cost italiana, con oltre 2.900.000 passeggeri trasportati nel 2008. Dall'11 agosto 2012, a causa di problemi finanziari, la compagnia ha cessato le proprie operazioni. Il fallimento di Wind Jet s’incrocia con le polemiche per la mancata fusione con Alitalia, con reciproche accuse sulle responsabilità per l’accordo saltato dopo la firma del contratto per l’acquisizione. Ma c’è anche uno strascico giudiziario. Nel luglio 2015 la Procura di Catania iscrive nel registro degli indagati 14 persone, tra cui i vertici della società con l'accusa di bancarotta fraudolenta. Il presidente Pulvirenti, insieme all'ad Stefano Rantuccio, fra gli arrestati, il 29 gennaio 2016 dalla guardia di finanza su disposizione del gip di Catania. Avrebbero aggravato lo stato di dissesto della Wind Jet s.p.a. per oltre 160 milioni di euro, tramite operazioni dolose compiute a partire dal 2005. In mezzo il concordato del 2013. Il 19 ottobre il 92% dei creditori ha votato per la ripresa dell'attività. L'accordo prevede la restituzione del 48% dei debiti ai creditori privilegiati e il 5% per tutti gli altri. Tale concordato è stato possibile grazie all'intervento del presidente Pulvirenti, che ha messo a disposizione il capitale della holding Finaria spa.

  14. #14
    Moderatore L'avatar di Dancrane
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Sono sostanzialmente due i precedenti importanti di compagnie aeree siciliane che in effetti nei periodi della loro attività hanno contribuito a calmierare i prezzi delle tarriffe aeree da e per la Sicilia, oggi spesso proibitivi. Si tratta di Air Sicilia e di Wind Jet. Vediamo di ripercorrere la loro storia.
    Due su due che coi prezzi calmierati sono saltati per aria con buchi milionari. Domandarsi il perchè è esercizio di stile?

  15. #15

    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Aerolinee Siciliane, la suggestione di una Sicilia che vuole volare più in alto di chi vola sulle tasche dei Siciliani

    gennaio 8, 2019

    Saro Faraci
    La Sicilia che vuole volare con le proprie ali. L’anno nuovo si apre con la proposta, per la verità già non nuova, di dar vita ad una*compagnia aerea tutta siciliana. Si tratta di una bella suggestione, non c’è che dire. Al di là di ogni valutazione politica – ci sono come sempre sostenitori e oppositori e soprattutto “tifosi” di schieramenti politici contrapposti – bisogna valutarne attentamente la sostenibilità sul piano economico-finanziario, anche rispetto ad un mercato in continua evoluzione. Le poche informazioni riportate dalla stampa regionale non sono al momento sufficienti a valutare la sostenibilità. La nuova compagnia aerea riprenderebbe nel nome di*Aerolinee Siciliane*lo stesso progetto che era già sul tavolo di*Raffaele Lombardo, Presidente della Regione, proprio mentre nel 2012 la Windjet stava imboccando inaspettatamente la strada del declino. Ad assumere in carico il progetto di una nuova compagnia sul piano della governance dovrebbe essere una costola dell’Azienda Siciliana Trasporti, cioè una controllata della partecipata regionale. Era una idea che piaceva anche a*Rosario Crocetta*quando faceva il Presidente della Regione. L’investimento dovrebbe aggirarsi sui trenta milioni di euro, mentre a regime la compagnia di bandiera siciliana dovrebbe fatturare 170 milioni di euro. Dovrebbe intercettare fino a tre milioni di passeggeri, far volare “low cost” tutti i Siciliani da tutti gli aeroporti siciliani (si parla di 60 voli al giorno, dunque – fatti quattro conti –*ad*un prezzo medio a tratta di 56 euro) e generare indotto con occupazione diretta e indiretta fino a 800 persone. Altre informazioni non si conoscono, ma ci sarebbe un dossier già pronto sul tavolo del Governo regionale di*Nello Musumeci, il quale si era lamentato nelle scorse settimane di aver pagato più di cinquecento euro per un volo su Roma.
    Non si è ancora ragionato sull’alternativa di praticare la*continuità territoriale, cioè lo strumento legislativo europeo che ha lo scopo di garantire i servizi di trasporto ai cittadini abitanti in regioni disagiate, attraverso integrazioni di prezzo alle compagnie aeree che servono già le principali tratte volate dai Siciliani, cioè Roma e Milano, in modo da far risparmiare i residenti nell’isola; non si è approfondita prima questa ipotesi che invece in*Sardegna è realtà da decenni*con tanto di gara aggiudicata che consente ai residenti di godere di tariffe scontate nelle rotte da e per l’isola nei trasporti aerei rispetto al normale costo del biglietto. Invece, la proposta di una compagnia aerea siciliana, che voli low cost e che generi fatturato per 170 milioni di euro senza incorrere mai in perdita, e che faccia entrare i privati insieme al capitale pubblico regionale, lasciando la maggioranza successivamente ai privati ma mantenendo al pubblico ogni prerogativa regolatoria e di rispetto delle finalità sociali grazie ad una “golden share”, a prima vista assomiglia tanto al*proverbio della botte piena e della moglie ubriaca. Ci sono troppe variabili discordanti da mettere in linea fra loro per raggiungere l’obiettivo ambizioso di far volare i residenti a prezzi ragionevoli, tenuto conto che, eccetto per una porzione di turismo“leisure”, i Siciliani volano oltre Stretto*per motivi di lavoro, di studio e di salute. E qualsiasi compagnia per loro andrebbe bene, purchè faccia pagare poco. Il problema è che, nei “last minute” e nelle giornate e nei periodi di punta, i Siciliani pagano un botto, come se non bastasse già la loro insularità a penalizzarli.
    Non abbiamo altri elementi, se non quelli riportati dalla stampa locale. Possiamo però rileggere insieme quelli in nostro possesso, tutti di fonte camerale. Cominciamo con il contenitore giuridico che dovrà contenere la compagnia aerea di bandiera. Cioè l’AST Aeroservizi*che, negli ultimi anni, ha fatturato mediamente 1.800.000 euro all’anno, per lo più volando da e per Lampedusa e adesso legandosi, con un contratto ventennale, al piccolo aeroporto isolano. Non ha mai generato grandi utili, anzi in qualche annualità è andata pure in perdita d’esercizio. Ha un numero di dipendenti di poco inferiore alle 50 unità che costano poco meno di un milione e mezzo di euro, quindi il 75% dell’intero valore della produzione. La società madre è l’AST, l’Azienda Siciliana Trasporti, attualmente presieduta da*Gaetano Tafuri, che ha un fatturato medio (osservato negli ultimi dieci anni) di quasi 45 milioni di euro e ha oscillato, nel decennio, fra perdite e utili di esercizio, con un risultato negativo medio (osservato sempre nei dieci anni) di quasi un milione e mezzo di euro. Conta quasi 900 dipendenti che costano quasi 40 milioni di euro, pari al 53% dell’intero valore della produzione. Fin qui, i numeri del contenitore, l’AST Aeroservizi, che dovrebbe farsi carico dell’investimento di 30 milioni di euro per far partire la compagnia di bandiera Aerolinee Siciliane. Naturalmente la governance andrà allargata con l’ingresso di investitori privati, ma il modello giuridico non potrà essere mai quello di una*public company all’americana, anche perché questo significherebbe frazionare ancora di più l’azionariato, annacquarlo fra più investitori inclusi i siciliani viaggiatori, senza aver un controllo proprietario forte né da parte pubblica né da parte privata. Mai dire mai, però si tratta di una formula giuridica di proprietà aziendale che non è consona alla cultura siciliana, e a quella politica in particolare, perché lascerebbe enorme potere ai manager aziendali.
    Proseguiamo ancora con i numeri in nostro possesso. C’è poi il*mercato delle compagnie aeree, quello nel quale la nuova Aerolinee Siciliane dovrebbe entrare in competizione con i big del trasporto aereo in Italia. In ordine di fatturato i principali vettori localizzati nel nostro Paese sono Lufthansa, Alitalia, Austrian Airlines, Air Italy, la compagnia charter Neos, Livingston, Blue Panorama. Tutti con fatturati decisamente superiori all’obiettivo di vendite che si porrà Aerolinee Siciliane. Per trovare un vettore con un fatturato vicino a quei 170 milioni che, a regime, la compagnia di bandiera siciliana intenderebbe raggiungere, bisogna guardare ad*Air Dolomiti SpA*che, servendo diversi aeroporti da Bari a Linate a Venezia, ha chiuso il 2017 con 167 milioni di euro e 527 dipendenti dichiarati. Il mercato del trasporto aereo si sta consolidando ed assume sempre più la configurazione di un oligopolio. La stessa*Alitalia è in crisi*e proprio in queste ore il suo management è volato negli Stati Uniti, ad Atlanta, quartier generale di Delta, per provare a chiudere un accordo societario con la compagnia aerea americana. Tale accordo a sua volta sarebbe propedeutico ad altre partnership, in particolare quella con Easy Jet. Guardando all’intero mercato europeo, ovviamente ci sono colossi come*Air France*(25 miliardi di euro di fatturato),*British Airways(quasi 14 miliardi fatturato),*Ryanair*(7 miliardi di fatturato) e il gruppo*Easy Jet*che ne consolida quasi 11 miliardi. Tutti presenti ed operativi sul mercato italiano, ovviamente. Alitalia, la compagnia di bandiera italiana, ha ricavi di vendite di poco superiori a tre miliardi di euro, cioè otto volte in meno del colosso francese; a bocce ferme, e senza intaccare il fatturato di Alitalia sulle tratte da e per la Sicilia, la Aerolinee Siciliane avrebbe 170 milioni di fatturato, cioè quasi diciotto volte in meno della compagnia di Stato, sulle cui sorti si decide proprio in questi giorni. In realtà, costituendosi e diventando operativa, Aerolinee Siciliane dovrebbe togliere una fetta di slot e di tratte proprio ad Alitalia e ad altre compagnie aeree. E non sarà facile, anche perchè bisognerà interferire con le politiche commerciali degli Aeroporti.
    In ultimo c’è proprio il mercato delle*società di gestione aeroportuali, cioè di quelle che gestiscono le principali aerostazioni italiane. A parte i numeri sul traffico, sono interessanti quelli dei ricavi di vendita. Il fatturato di queste società, la maggior parte privatizzate, è in larghissima parte dipendente dalle “aviation revenues”, cioè dai ricavi sui biglietti aerei emessi dalle compagnie. Tranne che per Bergamo e gli Aeroporti di Milano e Roma, il cargo non è una importante voce di fatturato delle società di gestione aeroportuale. Grosso modo, e al netto di ulteriori ricavi da servizi aggiuntivi, più le compagnie aeree fatturano e sono presenti nello spazio aeroportuale assicurandosi alcuni slot, più le società di gestione aeroportuale accrescono i loro ricavi. Difatti, le società di gestione più “performanti” in Italia sono*Aeroporti di Roma*(quasi 1 miliardo di euro di fatturato) e*SEA Aeroporti di Milano(700 milioni) che gestiscono il traffico di quattro aeroporti importanti: Fiumicino con 41 milioni di passeggeri al 2017 e Ciampino con quasi 6 milioni di passeggeri, entrambi su Roma; Linate, con 9 milioni e mezzo di passeggeri, e Malpensa, con 22 milioni di passeggeri, entrambi su Milano. A seguire poi ci sono la SAVE che gestisce l’Aeroporto di Venezia*(10 milioni di passeggeri, 160 milioni di euro di fatturato), la*Toscana Aeroporti*(130 milioni di euro) che gestisce Pisa, 5 milioni di passeggeri, e Firenze, oltre due milioni e mezzo;*Gesac*che gestisce Capodichino a Napoli con 117 milioni di euro e 8 milioni e mezzo di passaggeri;*SACBO*di Bergamo (114 milioni di ricavo) che gestisce Orio al Serio che conta più di 12 milioni di passeggeri a fine 2017; *ancora Guglielmo Marconi che gestisce l’omonimo*Aeroporto di Bologna*(91 milioni di euro, ed un traffico di 8 milioni di passeggeri). La Sicilia si difende bene con i 73 milioni di fatturato di*SAC Catania* – 9 milioni di passeggeri a fine 2017, ma saranno ancora di più nel 2018 – e i 62 milioni di*Gesap Palermo, con 5,7 milioni di passeggeri. Sono ancora società pubbliche e si parla di una loro imminente privatizzazione. Si mettessero insieme, e facessero*una unica società di gestione degli aeroporti siciliani, i due Aeroporti (insieme a Trapani Birgi, Comiso, Lampedusa) fatturerebbero più di Venezia, totalizzerebbero un numero di passeggeri vicino a 20 milioni, risultando dopo Roma e Milano il terzo polo aeroportuale d’Italia per importanza con un potere contrattuale enorme nei confronti di qualsiasi compagnia aerea, altro che elemosinare impraticabili riduzioni di prezzo ad Alitalia & Co. Ma, sappiamo che questa è*fantascienza in Sicilia. Il concetto di governance nella nostra isola ha declinazioni pratiche che nemmeno il diritto commerciale più avanzato può supporre. Meglio ragionare, e fantasticare pure, su una compagnia nuova di zecca, tutta made in Sicily, a proprietà mista pubblico-privata, con la politica che potrà sempre dire la sua su nomine, incarichi e spoil system.
    Dunque, bisognerebbe fare i conti bene prima per capire fino a che punto, con tutto il contributo dei privati, una compagnia di bandiera mista ma tutta siciliana, operativa, mettiamo caso, dal 2020 sia capace di riuscire là dove i privati*Luigi Crispino prima con Air Sicilia*(nel periodo 1994-2002 e fino al fallimento del 2003) e*Nino Pulvirenti con Wind Jet*dopo (nel periodo 2003-2012 e fino al concordato del 2013) non sono riusciti a fare con successo, nonostante tante buone intenzioni e la voglia di far volare la Sicilia più in alto.

    https://www.sicilianetwork.info/aero...dei-siciliani/

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  16. #16

    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Si offende qualcuno se dico che ho il voltastomaco?

  17. #17
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Quote Originariamente inviato da Superhornet18 Visualizza il messaggio
    L’investimento dovrebbe aggirarsi sui trenta milioni di euro, mentre a regime la compagnia di bandiera siciliana dovrebbe fatturare 170 milioni di euro. Dovrebbe intercettare fino a tre milioni di passeggeri, far volare “low cost” tutti i Siciliani da tutti gli aeroporti siciliani (si parla di 60 voli al giorno, dunque – fatti quattro conti –*ad*un prezzo medio a tratta di 56 euro) e generare indotto con occupazione diretta e indiretta fino a 800 persone.
    Un business plan di tutto rispetto.

    Quote Originariamente inviato da Superhornet18 Visualizza il messaggio
    La Sicilia si difende bene con i 73 milioni di fatturato di*SAC Catania* – 9 milioni di passeggeri a fine 2017, ma saranno ancora di più nel 2018 – e i 62 milioni di*Gesap Palermo, con 5,7 milioni di passeggeri. Sono ancora società pubbliche e si parla di una loro imminente privatizzazione. Si mettessero insieme, e facessero*una unica società di gestione degli aeroporti siciliani, i due Aeroporti (insieme a Trapani Birgi, Comiso, Lampedusa) fatturerebbero più di Venezia, totalizzerebbero un numero di passeggeri vicino a 20 milioni, risultando dopo Roma e Milano il terzo polo aeroportuale d’Italia per importanza con un potere contrattuale enorme nei confronti di qualsiasi compagnia aerea, altro che elemosinare impraticabili riduzioni di prezzo ad Alitalia & Co.
    Il giornalista si e' dimenticato di scrivere che la Sicilia dovrebbe fare i numeri di Antalya e Palma di Maiorca messi insieme.

  18. #18
    Member L'avatar di BrunoFLR
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Quote Originariamente inviato da Paolo_61 Visualizza il messaggio
    Si offende qualcuno se dico che ho il voltastomaco?
    Ho ingoiato una confezione intera di maloox

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  19. #19
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    rileggendo tutti gli articoli sono convinto sia uno scherzo, dai, non può essere una proposta vera!

  20. #20
    Member L'avatar di Viking
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Ma fatevi una sana risata

  21. #21

    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Quote Originariamente inviato da AZ209 Visualizza il messaggio
    Il "chissà​" e' qualcosa di sublime.
    AHAHAHAHAHAHAHAH già, inarrivabile!

  22. #22
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    Mexico
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Sono siciliano e.... sono senza parole!

  23. #23
    Junior Member
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    Jan 2009
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane


  24. #24
    Junior Member L'avatar di giovanve
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    Predefinito Re: Aero Linee Siciliane

    Quote Originariamente inviato da presidente Visualizza il messaggio
    Dominio registrato da Luigi Crispino nel dicembre 2017.

    Ora vedo se ho del maalox in casa...

  25. #25
    Junior Member L'avatar di miguel
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